Il brano che segue del Diario...porta la data del 28 febbraio 2017 (pag. 46)

Parlare della relazione intercorrente tra la politica e la letteratura è veramente cosa molto complessa. C’è sempre stata, e credo non a torto, una discrasia tra le due sfere dell’attività umana. La politica è vista come la sfera del fare, dell’agire, del lottare e del contrapporsi, la letteratura invece come il luogo privilegiato dell’astrazione, dell’immaginazione e della contemplazione, in sostanza dell’inutile. Sono due piani che non possono incontrarsi:a volte si sovrappongono o addirittura si oppongono.
Si è parlato dei letterati come di una comunità chiusa in una torre d’avorio, distaccata dai problemi della realtà e comunque avulsa dai bisogni materiali umani. I politici invece vengono visti, anche se spesso in diretta caduta di credibilità, come coloro che si danno da fare per la comunità, vogliono modificare le condizioni di vita delle persone, e in sostanza essere utili alla collettività. Le degenerazioni della politica nulla tolgono a questa visione utilitaristica di tale attività umana. Nulla di più falso. È la letteratura la vera interprete della realtà dell’uomo. Essa ne indica le sofferenze, i bisogni e le aspirazioni. È il cuore della comprensione e della dignità, e ha la forza di essere universalistica. Non è succube della politica, anzi: la letteratura accoglie in sé anche la politica nelle sue più variegate espressioni. Per questo io amo la letteratura e credo che sia l’espressione più alta dell’immaginazione umana, pur tenendo le sue radici ben salde nella realtà.

L'articolo di Paolo Rumiz

Paolo Rumiz su la Repubblica del 29 novembre 2018 ripropone il tema del rapporto tra politica e letteratura, ossia in che modo la letteratura può aiutare la società nel suo processo di civilizzazione.